LE ORIGINI DEL CANE

(Da uno studio effettuato e liberamente tratto dal" Mio Amico Cane" di Fiorenzo Fiorone)

 

I Miacodei sono i primi carnivori a comparire tra Eocene Superiore e Oligocene Inferiore: avevano dimensioni tra quella della donnola e quella del lupo, arti primitivi pentadattili con falangi non fissurate, il loro encefalo non era più sviluppato di quello di lenodotidi (un gruppo parallelo di animali carnivori per abitudine ma non come sistematica, e che si estinsero nel Pliocene senza dubbio per la concorrenza dei Carnivori). Questi Miacodei daranno origine a tutti i Carnivori odierni e altri che si sono estinti o naturalmente o a causa dell’uomo.

Presumibilmente Canidi e Felidi si staccano da antenati comuni (come dimostrano reperti di Carnivori arcaici con strutture intermedie ai due gruppi della regione timpanica e degli arti) e sono perciò riuniti nella superfamiglia dei Cinofeloidei; quindi contrariamente a quanto si pensava, i Canidi non hanno stretti rapporti filogenetici con Mustelidi e Ursidi che, d’altro canto, si sono evoluti nel Vecchio Mondo, mentre non vi è più alcun dubbio che i Canidi sono originati e hanno completato lo sviluppo del Nuovo Mondo. Siamo perciò arrivati all’Oligocene nordamericano, in cui troviamo L’Hesperocyon progenitore di tutti i Canidi selvatici più recenti. Hesperocyon darà poi il gruppo Cynodesmus- Tormactos nel Mio-Pliocene sempre nel Nord America, da cui derivano gli odierni canidi. Nel Pliocene, per la prima volta, questi canidi primitivi (con forme simili al cane procione) raggiunsero l’Eurasia attraversando il ponte naturale che univa i contingenti, la dove ora c’è lo stretto di Bering.

Solo nel Pleistocene, invece (un milione di anni fa) animali simili agli Urocioni (volpi grigie), raggiunsero il Sud America.

Nel Vacchio Mondo dalle forme primitive originano Lupi, Licaoni, Cuon, Sciacalli e Volpi, in Sud America lo Speoto e il Crisocione; quivi, inoltre, durante il periodo Glaciale arrivarono anche dei Lupi (del genere Acnoyon- da Grzimek), ma vi si estinsero. Alcune forme nordamericane andarono pure incontro ad estinzione (i Borofagini), cosi i canidi oggi viventi sono stati riuniti nella sotto- famiglia dei Canini, che comprende quindici generi.

Il più arcaico di tutti è probabilmente il Cane Procione (Nyctereutus Procyonoides), alto poco più di 20 cm e lungo 50/60 cm, peso massimo di kg 7,5, ad abitudini notturne, a vita per lo più solitaria o temporaneamente in gruppi familiari di 5/6 individui; questo cane ha gia resistito al tempo (era già presente nel Terziario), ma non alla spietata caccia all’uomo che ne ha provocato la quasi scomparsa.

Anche gli Urocioni, o Volpi Grigie, risalgono all’epoca arcaica, di piccole dimensioni, timidi e notturni. Il nucleo della famiglia Caninae è formato da geberi di Canis, Alopex, Vulpes e Fennecus, molto omogenei e uniti da stretti rapporti filo- genetici. Entriamo quindi nel Quaternario o Neozico, che inizia con un milione di anni fa con il Paleolitico o Pleistocene e vede l’evoluzione di tutti i Canini, fra cui il genere Cansis che ci interessa in modo particolare.Questo genere comprende sei specie:

  • Lupo comune (canis lupus)
  • Coyote (canis latrans) o lupo di prateria
  • Sciacallo dorato (canis aures)
  • Sciacallo dalla Gualdrappa (canis mesomelos)
  • Sciacallo striato (canis adustus)
  • Caberù o cane della semien (canis simensis)

Grazie agli studi di Wolf Herre si è dimostrato in modo schiacciante che il cane domestico origina esclusivamente dal lupo, senza nessun rilevabile apporto genetico dagli sciacalli, dai coyote o da altre specie del genere canis. Vaniamo dunque ad approfondire la conoscenza di questo magnifico animale.

Il lupo comune è la specie dotata di miglior capacità di adattamento anche agli ambienti più sfavorevoli; infatti, tanto nel Vecchio quanto nel Nuovo Mondo, solo i deserti o le foreste tropicali ne hanno ostacolato l’espansione verso il Sud; prima che l’uomo ne provocasse assurdamente lo sterminio, era diffuso in gran parte anche nell’Eurasia, dalle regioni artiche fino al Mediterraneo, dalla penisola Arabica al Pakistan, all’India ad al Giappone, e in Nord America dalle estreme regioni settentrionali fino alla Sierra Madre, Messico.

Le dimensioni del Lupo sono notevoli: l’altezza al garrese minima è di 65 cm, mentre le varietà nordiche si aggirano sui 90 cm, la lunghezza totale (punta del naso- radice della coda) è 1- 1,40 m, la coda 30- 48 cm, il peso oscilla tra i 30 e gli 80 kg, il dimorfismo sessuale sempre evidente.

Si conoscono diverse sottospecie, tra cui, quella del Lupo Rosso (peso 15-30 kg), quasi completamente sterminati dall’uomo; annientati sono stati il Lupo Giapponese ed il Canis Lupus Minor in Europa. I più grandi sono nord americani Lupo del Nebraska, del Mackenzie, dell’Alaska.

Il lupo indiano(Canis lupus pallipes), oggi in grave pericolo di estinzione, è considerato probabilmente il diretto antenato del cane domestico.

Sembra che il primo cane graffito sia alla fine della glaciazione di Wurm (10000 a.C.), nel fregio rupestre della Cueva Vieja, ma non si può distinguere in questo primitivo schizzo il cane da altri canidi come, ad esempio, gli sciacalli.

In alcune raffigurazioni del Neolitico compaiono cani pastori vicino alle capanne, ma con l’avvento dell’età del Bronzo (5000 a.C), l’allevamento del bestiame era molto diffuso e i disegni con i cani sono numerossisimi.

Sono infatti databili 4500 - 3000 a.C le scene di caccia coi cani ai bovidi di Sefar e sempre al IV millennio risale un coltello d’avorio con incisi due cani, sempre di tipo nordico, cioè lupoide, uno dei quali uno dei quali sembra avere addirittura un collare.

Fin qui, l’unica sostanziale differenza fra lupo e cane (oltre la dimensioni e i colori), è la coda ad anello, che viene riprodotta quasi costantemente nei fregi rupestri; senza dubbio dobbiamo pensare che tale novità sia la prima effettiva mutazione (infatti il lupo non la presenta mai). Se da ciò che si è voluto individuare, cioè per questo carattere prettamente canino, Il Canis Familiaris palustris o il cane delle Torbiere, ma è forse dubbia la fondatezza nel volergli attribuire una razza, giacché questi cani di tipo nordico erano già diffusi un po’ dappertutto anche in Africa e in Europa,anche e soprattutto in accentramenti isolati che non avevano certamente scambi culturali, dal che dobbiamo dedurre che questa caratteristica della coda arrotolata sia insorta indipendentemente nei vari gruppi etnici, come pure è oggi diffusissima nei moderni cani comunemente denominati Spitz, ma pure in esemplari delle altre razze, frequentissima negli incroci. Nell’età del Bronzo si sono identificati altri tipi canini: il Canis Familiaris Inostranzewi, massiccio e di grande mole e il Canis Familiaris Lenieri, longilinei o, come diremmo oggi, levrettato. Sono inoltre riconosciuti il cosidetto Canis Familiaris Intermedius, il Canis Familiaris Matris Optimae.

In questi cani molti naturalisti ravvisano i progenitori dei vari gruppi di razze moderne e precisamente i Pastori per Matris Optimae, i Molosoidi per l’Intermedius che avrebbe dato, in collaborazione con il Palutris, gli Splitz. Ma forse è un errore cercare di costruire genealogie senza alcuna prova; infatti dei cani preistorici noi possediamo solo pochi crani o frammenti, e se è certo che i vari popoli possedevano cani un po’ diversi gli uni dagli altri, la storia delle odierne razze può essere seguita a ritroso solo fino alle immagini precise dei primitivi fiamminghi. Inoltre, sono sempre dei lupoidi e non si vede perché gli uni avrebbero dato progenie simile a loro e gli altri no; dobbiamo perciò concludere che questi cani preistorici sono solo varietà etnografiche.Bisogna aspettare l’età del Ferro (3000 a.C) per avere notizia di cani significamente diversi dal tipo lupoide. I primi a discostarsi dal tipo primitivo sono "piccoli cani" cinesi, il cui allevamento era molto incoraggiato già nel 3470 a.C. (siamo gia nell’età del Ferro), cani che godevano di attenzione discutibili, essendo allevati da balie umane i cui figli venivano uccisi alla nascita, quindi custoditi da eunuchi, prima di essere donati ai grandi dignitari.

Poiché gli antichi Egizi- che amavano i candidi come è dimostrato dal fatto che si crearono una divinità, Anubi, dal corpo di uomo ma dalla testa di cane o di sciacallo, che accompagnava addirittura i morti nell’aldilà- ci lasciarono numerosi testimonianze dai loro compagni quattrozampe, a partire dalle scene di caccia del 2600 a.C, in cui compaiono cani longilinei, con code arricciate o diritte ed orecchie erette o pendenti.

Verso il 2000 a.C., nella stele di Antippa II (X dinastia), riconosciamo quattro cani, di cui uno presenta la particolarità di avere zampe sproporzionalmente corte, probabilmente il primo caso raffigurato di "bassotto".

Fin qui il cane era utilizzato per scopi pacifici,ma nella stessa epoca, laddove l’uomo era divenuto già cacciatore di uomini, non esitò ad usare il suo ad usare il suo prezioso collaboratore per aiutarlo in questa pessima usanza;nacque cosi il cane feroce, sanguinario e implacabile capace di suscitare terrore alla sua vista, un cane grosso, dal tronco possente, la cui testa aveva già subito notevoli variazioni, era infatti più tozza o più larga di quelle che abbiamo finora conosciuto, lo chiameremo "mastino" e le sue origini sono in Tibet, ma da qui si diffuse molto in fretta al seguito degli eserciti, come cane da guerra il cui combattimento era di seguire i vinti in fuga per sbranarli. Questi cani acquistarono grande pregio presso Sumeri, Babilonesi, Assiri ed Ittiti (e pure oggi, purtroppo, troverebbero estimatori) ed anche l’Egitto li conobbe, quando vennero al seguito degli Hyksos che l’invasero; più tardi, quando l’Egitto riacquistò la libertà, i molossi mesopotamici continuarono a fare il loro "mestiere" di cani da guerra, anche al servizio di Tutankhamon (XVIII dinastia), che ne servì contro i Nubiani, come testimoniato dalle figure riportate sul sarcofago del Faraone.

Quindi, l’uomo ha abbinato l’utilità alla ferocia, ed i Fenici ci credevano giacché la loro crudele divinità Baal ha testa di cane. D’altro canto, se i cani suscitavano paura agli uomini, anche gli uomini non dovevano ispirare sentimenti migliori in quei cani che venivano allevati per essere sacrificati agli dei o, peggio ancora, per essere cucinati e mangiati, come accadeva in Cina, Giappone, Messico ecc… usanza barbara quanto la prima, incredibilmente non ancora scomparsa dalle tradizioni "civili". Abbiamo dato un rapido sguardo alle principali utilizzazioni del cane nella preistoria, che sono fondamentalmente le stesse anche oggi, ma viene spontaneo chiedersi come dal lupo si sono ottenuti tanti tipi domestici, cosi diversi tra loro, sia per l’aspetto morfologico, sia per le attitudini comportamentali.

Ebbene, non vi è poi un mistero cosi inattaccabile. In realtà il cane non ha nulla che il lupo non abbia, tranne che nel primo i singoli moduli del corredo istintivo sono stati separati dal resto, e talvolta potenziati, o modificati, mentre nel secondo essi sono armoniosamente fusi insieme tanto che non è semplice identificarli.

Forse al profano risulta strano che un San Bernardo, un Bull-dog e un Barboncino Nano derivino tutti allo stesso modo da un unico progenitore. Eppure è così! I lupi sono, infatti, grandemente variabili tra loro per le dimensioni ed è semplice comprendere che con l’effetto della consanguineità si siano ottenuti soggetti più piccoli e di rado più grandi. Infine, il nanismo è una mutazione molto frequente se si opera nei ceppi adeguati. Anche i tipi aberranti, Bassotto e Bull-dog, hanno origine in mutazioni (acondroplasia e condrodistrofia). Anche nei mantelli vi sono differenze relativamente enormi fra i lupi, a seconda della situazione climatica del loro habitat: infatti, quelli che vivono in zone molto fredde, come Siberia ed Alaska, hanno un manto fittissimo di sotto pelo lanoso, lungo, che forma collare, culottes, coda cespugliosa e peli incornicianti la testa a protezione delle orecchie; da questi si sono ottenuti i cani a pelo lungo, che con la selezione è talvolta divenuto lunghissimo; per mutazione è anche comparso il pelo lungo sulla testa, comune in moltissime razze. Viceversa, i lupi che vivono in regioni calde e secche hanno pelo corto, e, per la nota legge di dispersione del calore, orecchie più grandi e lunghe; il pelo corto nei tipi domestici si è anche trasformato in pelo raso e, in un paio di occasioni, si sono avute mutazioni che hanno provocato la scomparsa del pelo in toto, come nei cosi detti "Cani Nudi". Per quanto concerne i colori, i cani posseggono disposizioni strane e diversissime, che vanno da i manti unicolori, ai tigrati ed ai blue-merle, ma i loro singoli peli presentano le stesse tinte fondamentali del Lupo, tranne che in quest’ultimo, esse sono mescolate insieme per formare il caratteristico colore brizzolato, misto di peli neri, bianchi, fulvi, panna,zonati, grigi (sottopelo); perciò nel cane essi sono solo separati e poi, con l’avvento di mutazioni, trasformati in toni più o meno carichi.

Altra mutazione è l’albinismo, che nel progenitore non esiste, come pure non esistono pigmentazioni diverse dalla nera ed invece comuni nel cane (marrone, carnicino).

Un carattere nuovo, proprio del cane, insorto come al solito per mutazione, è l’occhio scuro, quasi nero- il lupo ha l’iride color ocra- da un lato, e l’occhio gazzuolo, cioè azzurro, dall’altra.

Ricordiamo che solo il corso dei millenni ha potuto cancellare l’innata natura circospetta e sospettosa del lupo, trasformando in quell’amabile compagno che è il cane; a comprova di ciò si è constatato, con ripetuti incroci tra lupo e cane, condotti da Herre, che i prodotti di tali accoppiamenti presentavano tutti il temperamento diffidente del selvatico; detto carattere era inoltre predominante anche nelle due successive generazioni. Si è perciò concluso che esso costituisce una caratteristica ereditaria dominante, ciò che d’altro canto è ovvio, giacché un lupo tranquillo e privo di circospezione vivrebbe ben poco essendo il suo comportamento vitale forgiato da millenni di selezione naturale all’unico scopo di favorire la specie.

Grzimeck riporta anche tra le conclusioni di Herre quanto sia facile ottenere mediante ibridazione, e quindi, oculata consanguineità, una razza nuova in pochissime generazioni; infatti, allo stato libero, ove la vita è governata dalle severe leggi della selezione naturale, la maggioranza delle razze artificiali, non riuscirebbe a sopravvivere, ed è perciò che le specie selvatiche sono abbastanza omogenee sia nel comportamento che nell’aspetto.

Sotto la protezione dell’uomo le più singolari combinazioni geniche posso invece essere conservate e utilizzate per costituire nuove associazioni mediante un’ opportuna selezione (Grzimeck).

Nel corso del processo di addomesticamento, il lupo ha imparato a dipendere dall’uomo ed ha perciò perduto buona parte delle qualità di specie che gli conferivano l’autonomia. Innanzitutto, nel cane, l’encefalo si è ridotto di volume e di peso di circa il 31% rispetto al progenitore, la maggioranza delle aree celebrali ridotte era senz’altro sede di parte del patrimonio istintivo e sensoriale; il lupo è infatti notevolmente più "acuto" per quanto riguarda i suoi sensi di quanto non lo sia il cane; secondo alcuni, perciò, quest’ultimo non è da considerarsi meno di intelligente del lupo, bensì un animale "diverso", che non fa più conto per sopravvivere.Se però noi seguiamo i concetti degli antropologi che studiano le facoltà intellettive umane e che mettono in parallelo l’aumento del volume encefalico con l’intelligenza, allora dobbiamo dedurre che il lupo è più intelligente del cane.

La vista, l’udito e l’olfatto sono molto più sviluppati nel lupo. L’olfatto dei più abili segugi non sfiora neanche la capacità di percezione lupina; gli esperimenti di Grizimeck al proposito hanno dimostrato che quando il lupo impiegava solo qualche minuto a trovare qualcosa, i migliori cani avevano bisogno anche di un’ora. Queste sono le più importanti modificazioni degli organi interni.

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